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The unmaking of a nation: Maria Messina’s “Casa paterna”


Giordana Poggioli-Kaftan

Abstract

Questo articolo mette in risalto la presa di coscienza di Vanna, protagonista del racconto di Maria Messina, della sua subalternità, come donna, all’interno della nazione. Vanna, mancando di soggettività sociale e politica, è forzata a vivere in una condizione di dipendenza economica e, quindi, di dislocamento, non avendo neanche il diritto a possedere lo spazio domestico al quale è relegata. Non potendo più vivere all’interno di codici comportamentali e ideologici della borghesia liberale dell’Italia a cavallo tra i due secoli, Vanna vive in una
condizione di oltrepassamento, e quindi di esilio, non dissimile da quella del soggetto coloniale. Per tanto, a Vanna viene a mancare un codice linguistico per articolare i suoi desideri di autonomia finanziaria e di accesso allo spazio
pubblico, cioè culturale e politico. Il suo suicidio non è dunque fuga, ma bensì atto di resistenza contro un ritorno ad una vita che, nella sua condizione di oltrepassamento, non può più accettare. In questa analisi si evidenziano inoltre le strategie letterarie e narrative di cui fa uso Messina per poter navigare il mondo letterario e editoriale italiano dei primi del Novecento, ancora fortemente prevenuto contro le donne scrittrici.


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eISSN: 2225-7039
print ISSN: 1012-2338